Nel saggio KKK I classici dell’orrore e l'Italian Giallo ho indagato per primo i romanzi da edicola della collana KKK I Classici dell’Orrore e cercato somiglianze e anticipazioni del filone thrilling del cinema italiano coevo. Tra i romanzi indagati, esiste un testo che rappresenta un’eccezione straordinaria, per molti versi. Si tratta di Rosse sotto la luna, uscito nel 1966 per l'apparente mano di Red Carlton, dietro al quale si cela l'italiano Giorgio Ricci. La storia narrata ha una collocazione temporale contemporanea al tempo in cui il romanzo fu composto ed è ambientata in un paese di cinquemila anime alla periferia di Londra. Il bosco e le paludi chiamate Dark Waters rendono il luogo inospitale e scarsamente abitato.
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"Se non hai mai provato il dolore psichiatrico, non dire che non esiste. Ringrazia il Signore e taci". Così lo psichiatra Paolo Milone scriveva nel suo L'arte di legare le persone, resoconto senza scadimenti retorici e pieno di umanità di un dottore in un reparto ospedaliero. Un libro che fece parlare di sé per il racconto dei casi di contenimento di malati in forti crisi psichiatriche. E delle cure che seguivano. Il racconto di Milone, poco assorbito, viene da pensare, si infrange su tristi contenimenti con effetti letali che talvolta ci consegna la cronaca.
Corrado Farina, nato a Torino nel 1939, è legato soprattutto alle pubblicità del Carosello: ne diresse moltissime, tra cui vale la pena ricordare i celebri È in arrivo il treno Saiwa, La pancia non c'è più e Nicola lo scommettitore. Firmò anche, come sceneggiatore e regista, un paio di lungometraggi: Hanno cambiato faccia (1971), con Adolfo Celi, pellicola che vinse il Pardo d'Oro al Festival Internazionale di Locarno, e Baba Yaga (1973), interpretato da Carroll Baker e Isabelle De Funès, tratto da una storia a fumetti di Guido Crepax. Con queste due opere il suo nome resta legato alla stagione dell'horror politico italiano, corrente che fondeva l'immaginario del genere e della fantascienza con la satira politica e la critica sociale.
Ho già detto, nella prima parte dello speciale Killing e l'Italia nera, come la malavita di Killing si rifaccia molto all’immaginario di una criminalità “organizzata” alquanto vecchio stile, più vicina ai film di gangster americani o ai noir di Melville francesi, o ancora a certa criminalità del dopoguerra italiano. E per quanto riguarda la situazione sociale del periodo? Nel numero di Nocturno Giuseppe Lippi chiude il suo intervento accennando alla violenza politica che era nell’aria e che il fotogiallo di Killing (e i neri in generale) sembra intercettare e anticipare.
Opera letteraria, confessione involontaria, o documento proveniente da una zona oscura della coscienza? Casa d'altri di Silvio D'Arzo, pseudonimo di Ezio Comparoni (1920-1952), è un racconto lungo che presenta tratti di rarità all'interno della storia letteraria nostrana. Pubblicato postumo nel 1953, dopo la morte prematura dell'autore a causa di una leucemia, il racconto è stato definito da molti il testo perfetto della narrativa italiana del Novecento. Eugenio Montale lo considerava un capolavoro assoluto.









